Il progetto

La sezione dell’Archivio digitale veneto dedicata al pavano, ovvero la lingua del territorio padovano, è la più importante (al di là del fatto che al momento è la sola disponibile) non solo per la quantità di opere contenute ma perché ha ispirato la creazione stessa del sito con un’esigenza precisa: svolgere una funzione complementare al Vocabolario del pavano (Ivano Paccagnella, Vocabolario del pavano, XIV-XVII secolo, Padova, Esedra editrice, 2012), ovvero un tradizionale strumento di consultazione cartaceo che riporta tutte le voci presenti nelle opere in pavano, i significati e le espressioni idiomatiche e un numero limitato di esempi: in questo sito, invece, è possibile visualizzare tutte le attestazioni di una voce in un contesto di parole più ampio.

Questa sezione, quindi, rappresenta l’ultima fase di compimento di un’idea che viene da lontano: già al «Primo Congresso internazionale di dialettologia generale» a Lovanio nel 1960 Gianfranco Folena aveva illustrato il progetto di un dizionario storico del veneziano e subito dopo aveva fatto iniziare spogli sistematici presso l’Istituto di Lettere, Musica e Teatro della Fondazione Giorgio Cini di Venezia. Di qui erano figliati i progetti di un vocabolario goldoniano (poi realizzato e edito, l’anno successivo alla morte di Folena e di un vocabolario del pavano e ruzantiano (Lessico pavano), di cui si faceva poi carico Marisa Milani.

In quel giro d’anni Folena si era interessato a Ruzante per quella sua speciale forma mentis che lo portava a valutare in blocco la lingua, la letteratura, le tradizioni culturali di quella che era diventata la sua regione d’adozione – proprio per questo aveva curato per l’editore Antenore la raccolta degli scritti ruzantiani di Lovarini, arrivando alla conclusione che l’esperienza linguistica di Ruzante non ha corrispettivi nel quadro rinascimentale italiano (fatto salvo il solo Teofilo Folengo, ma con altri ingredienti linguistici) e l’unico riferimento possibile è a livello europeo: Rabelais. E nella Premessa al primo numero di «Filologia veneta» poneva appunto l’esigenza di un vocabolario pavano «condotto per il Ruzzante (pur tenendo ben conto dei manoscritti) direttamente sulle stampe, per il fatto che queste rappresentano di per sé un processo di divulgazione e di fissazione linguistica».

Marisa Milani, allieva di Folena, ha portato avanti per prima gli studi su Ruzante e il pavano, dai quali fin da subito è emersa l’esigenza interpretativa, l’importanza della spiegazione linguistica, della glossa e della traduzione di testi che ormai sono estranei anche al dialettofono nativo. Per questo, a partire più o meno dal 1965, aveva coordinato un gruppo ristretto di collaboratrici a schedare, in maniera purtroppo discontinua, le prime stampe e i manoscritti ruzantiani e pavani più o meno fino al 1990. Ma soprattutto aveva cominciato un accurato lavoro di trascrizione e edizione critica dei pavani non-ruzantiani, dai primi documenti ai testi più o meno coevi a Ruzante ai postruzantiani.

Questo embrionale progetto, che Folena aveva battezzato Lessico pavano, si è prima arenato per difficoltà varie e poi si è interrotto con la scomparsa prematura di Marisa Milani e ha prodotto una corposa serie di schede e schedoni dattiloscritti.

Il testimone è stato raccolto infine da Ivano Paccagnella con il progetto del Vocabolario del pavano, che ha dovuto ricominciare da zero: piuttosto che informatizzare le schede del Lessico pavano è stato più “semplice” e rapido informatizzare ex novo le edizioni più recenti, inserire nella banca dati di partenza trascrizioni di testi del corpus (edizioni di servizio non edite ma già sufficientemente critiche) finora inediti o affidati solo a cinquecentine, come nel caso di Ruzante e Calmo, con una garanzia di completezza assoluta e di “oggettività” dovute a ragioni di pura meccanicità del software (GATTO) e con il vantaggio di disporre subito di una concordanza per forme e di una lemmatizzazione di base, su cui procedere alla redazione delle voci da parte dei collaboratori.

Il corpus del Vocabolario del pavano è stato ampliato rispetto al progetto originario del Lessico pavano sia nella cronologia iniziale che in quella finale, inglobando autori di fine Cinquecento e secenteschi, a documentare la fortuna e la vitalità del genere e del linguaggio, anche dopo l’eclisse del Ruzante: termine, questo finale, fissato a Pasquale delle Brentelle, ma più difficile da stabilire, dovendo risolversi a escludere autori non irrilevanti la cui presenza avrebbe però rischiato di sbilanciare troppo il Vocabolario del pavano sul versante calante di questa lingua.

Il primo problema è stato quello dello stato dei testi da schedare. Rispetto al Lessico pavano il Vocabolario del pavano ha il vantaggio di fare esperienza di quanto prodotto negli ultimi due decenni nel campo della filologia pavana e di lavorare, per questo aspetto, su edizioni critiche sicure. Per quanto riguarda Ruzante, si sono prese le edizioni moderne a semplice riscontro, adottando invece il riferimento alle stampe antiche e ai manoscritti, tutti ritrascritti e ricontrollati, con edizioni provvisorie, ma già tendenzialmente “critiche”. Tutti i testimoni di ciascuna opera sono stati considerati come testi autonomi a se stanti e come tali schedati. Tutti i testi e le opere che non avessero edizione critica “accettata” sono stati ritrascritti e editi in forma provvisoria. Per quanto riguarda i testi plurilingui, la lemmatizzazione ha interessato solo il pavano, con esclusione del toscano, del veneziano, del bergamasco (o del greghesco, del turchesco etc.) che pur erano lingue interlocutorie dirette.

Il naturale completamento del Vocabolario è questa sezione del presente sito che accoglie, in progress, tutti questi materiali, e si amplierà presto anche agli autori non entrati nel corpus del Vocabolario del pavano e, come già detto, rende accessibili i testi, che si possono leggere e interrogare.